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Babbo Natale, Santa Nicola, coccinelle e … denti da latte.

Aggiornato il: gen 23

Cosa ci fanno questi quattro elementi insieme nella stessa frase?


Se chiedete in giro, qualcuno ancora ha memoria del fatto che la coccinella in dialetto viene chiamata proprio “Santa Nicola”, e forse qualcuno ricorderà la vecchia filastrocca che cantavano le nonne castellammaresi quando i nipotini perdevano un dentino da latte (se qualcuno dei nostri lettori la dovesse ricordare, scriveteci e la pubblicheremo!).


Prima di topolini e fatine infatti, nella zona del castellammarese e forse anche in tutta la Sicilia occidentale, chi portava la monetina ai bambini in cambio del dentino caduto era San Nicola, o meglio, Santa Nicola, impersonato da una piccola coccinella.


Il culto per San Nicola, di cui si festeggia la ricorrenza ufficiale il 6 di dicembre, fu introdotto in Sicilia verso la fine del IV secolo. Reputato Santo da vivente nacque a Pàtara probabilmente intorno al 250 e 270 d.C., divenuto vescovo di Mira al tempo dell’imperatore Diocleziano, subì la tortura e la prigione per poi essere rimesso in libertà con l’avvento dell’imperatore Costantino.



(in foto Bartolomeo Vivarini, San Nicola, particolare di polittico (1490 circa; Bari, Pinacoteca ‘Corrado Giaquinto’; già Altamura, chiesa di Santa Maria delle Grazie)


La sua vita fu caratterizzata dalle numerose opere di pietà e di carità, divenuto orfano di entrambi i genitori non volle continuare a vivere nell’agiatezza che i suoi gli avevano lasciato, pensò di distribuire le sue abbondanze in favore degli ultimi per onorare Dio.

La leggenda narra che durante il suo vescovato avrebbe richiamato in vita tre fanciulli che un macellaio voleva farne carne per vederla nel suo negozio.


Morì il 6 dicembre a Mira in una data incerta fra il 345 e il 352 è venne sepolto nella cattedrale di questa cittadina. Nel 1087, le sue reliquie vennero portate via di nascosto e li trasferite nella cattedrale di Bari dove attualmente sono mantenute, in seguito fu proclamato patrono della città e d’allora il Santo fu conosciuto generalmente come San Nicola di Bari, in Russia è riconosciuto il patrono della chiesa ortodossa.


Nicola, che in greco significa “vincitore”, nell’iconografia popolare siciliana è facilmente riconoscibile perché solitamente tiene in mano tre sacchetti di monete o tre pomi d’oro, nella mano destra tiene il bastone episcopale e ai suoi piedi, da un barile si mostrano tre bambini esultanti, di cui uno ha le mani unite in segno di preghiera.

Il volto è austero e barbuto, ha il corpo rivestito da una tunica di colore rosso coperta da un mantello, sulla testa ha la mitra che è involta all’interno dell’aureola.


Considerato patrono dei marinai, viaggiatori, pastori, dei prigionieri, delle fanciulle da marito e delle zitelle e soprattutto dei bambini, nella tradizione europea la sua figura si allaccia a diverse figure pagane precedenti, con simbologie simili, in accordo al momento dell’anno in cui cade la celebrazione, cioè vicino al Solstizio d’Inverno, il suo mito si evolve in quello del famoso Santa Claus (Babbo Natale) che la notte del 24 dicembre si sposta di casa in casa portando doni a tutti i fanciulli.


Il tempo, la necessità di accordare questo personaggio ai miti precedenti, e non di meno le recenti trovate commerciali, hanno fatto mutare le sue sembianze: la pianeta rossa si è trasformata in giacca e pantaloni bordati di pelliccia bianca, la mitra di vescovo divenne un cappuccio a punta di color rosso delimitato di bianco, ha conservato la folta barba bianca ed è aumentato di peso con una pancia da bonaccione.



A questo Santo il giorno della sua festa, vi si dedicano dei piccoli panetti detti “panuzzi di San Nicola” che secondo la tradizione erano ritenuti rimedio infallibile per spegnere un incendio, per salvare da un grave pericolo imminente, per ridare la salute agli ammalati e, nei pericoli derivanti da fulmini correggeva la traiettoria.


San Nicola viene inoltre simboleggiato dalla coccinella septempunctata, e quando ai bambini cade un dentino, lo si nasconde in un buco, pregando il Santo affinché l’indomani faccia trovare loro qualcosa. Una volta sotterrato il dentino, seguiva una invocazione da parte del bambino affinché si invocasse il Santo a fargli trovare qualcosa:


Santa Nicola,

Santa Nicola

vi dugnu la zappa vecchia

vui mi dati la zappa nuova.


Articolo a cura di Cristoforo Ancona e Alessandra Tamburello

fonti: palermoweb


Articolo del 24\12\2019;


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