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L’ulivo, pianta sacra del mediterraneo

Da sempre simbolo indiscusso di pace, alleanza e riconciliazione, l’Ulivo è uno degli elementi naturali più diffusi nei miti e leggende di area mediterranea[1]. Per gli antichi Greci era impossibile immaginare la loro civiltà senza citare l’Ulivo, che prende parte alla fondazione stessa ad opera della dea Atena.


Le olive si mangiavano dopo averle sottoposte al processo di macerazione in salamoia proprio come avviene ancora oggi, e l’olio d’oliva era ed è un prodotto di prima necessità, utile non solo in cucina, ma impiegato per l’illuminazione già in età minoica[2] (2700 a.C. al 1400 a.C.). Inoltre era usato per la cura del corpo: Omero cita l’abitudine degli dei e dee dell’Olimpo di cospargersi di olio d’oliva per preservare la bellezza e levigatezza dei loro corpi, l’unzione era una pratica sacra e la si applicava ai malati, ai defunti e persino alle statue per consacrarle.


L’ulivo inoltre ha un’importantissima funzione simbolica nell’evoluzione della presenza umana nel bacino del Mediterraneo in quanto segnò al contempo la fine della cosiddetta Età dell’Oro –periodo mitico di prosperità e abbondanza, di cui la ghianda era il simbolo- e l’inizio della civiltà come la intendiamo ancora oggi, per un fatto essenziale: l’ulivo, a differenza degli alberi selvatici che donavano “gratuitamente” i loro frutti, deve essere coltivato, quindi l’apporto umano e l’azione intenzionale nella crescita, cura, raccolta e trasformazione è essenziale al raggiungimento dello scopo. L’alleanza tra uomo e natura diventa così cifra caratteristica di un nuovo modo di intendere la civiltà stessa.


L’ulivo però non è nato in Grecia. I botanici sono concordi nell’affermare che le sue origini siano da stabilire in Asia Minore, in particolare nelle zone tra l’Arabia meridionale risalendo in Palestina, Siria alla costa sud della Turchia fino ai piedi del Caucaso. Non è casuale infatti che la prima menzione dell’Ulivo sia in Genesi 6-8, in seno alla narrazione del diluvio, nel famoso passaggio in cui la colomba liberata da Noè torna all’arca con un ramoscello d’ulivo nel becco. Di nuovo, il mistero dell’alleanza tra uomini e divino si fa manifesto nel simbolo dell’ulivo.


Anche nella tradizione Ebraica l’olio d’oliva ha il potere di consacrare: Mãschiak, da cui «messia» significa letteralmente “unto dal Signore”, che fu tradotto successivamente in greco antico con «Khristòs», “colui che ha ricevuto l’unzione con l’olio santo”. La venerazione ebraica per l’UIivo venne trasmessa per intero agli altri popoli semiti: nell’Islam l’Ulivo è l’albero cosmico per eccellenza, centro e pilastro del mondo, e «uno dei nomi di Dio [... ] è scritto sulle sue foglie».


Gli studiosi sono concordi nell’affermare la probabilità che siano stati i Fenici a trapiantare l’ulivo dall’oriente lungo le coste del mediterraneo e in particolare a Cartagine, ma il mito greco fa risalire l’introduzione dell’Ulivo al tempo di Cecrope, eroe pelasgico che divenne primo re dell’Attica, terra in cui storia e leggenda si intersecano vicendevolmente. Il mito vuole che Poseidone, avido di conquistare terre piantò il suo magico tridente sull’Acropoli, dove si formò una pozza d’acqua salata (Prostomiaion). Reagendo a questa prepotenza del dio del mare, Atena fece nascere accanto a questa pozza il primo albero d’Ulivo[3], che le valse la riconoscenza di tutte le dee (ma non degli dei che si schierarono con Poseidone). Zeus, con la sua decisioni di astenersi dal voto, consegnò la sovranità sull’Attica alla Pallade, e sotto la sua autorità Cecrope organizzò la prima civiltà ateniese.


Il Pandroseion, santuario dell'Acropoli di Atene dedicato a Pandroso, una delle figlie di Cecrope. Occupava lo spazio adiacente all'Eretteo.

Venerati in modo particolare erano gli ulivi piantati nella pianura di Eleusi: nell’Inno omerico a Demetra assurgono a divinità e coloro che osavano danneggiarli erano portati in tribunale e puniti in modo esemplare. Il legno d’ulivo non poteva essere usato come combustibile e chi veniva sorpreso a bruciarlo era in guai seri: l’unica buona ragione per tagliarlo era infatti realizzare oggetti destinati esclusivamente al culto.


In Italia l’ulivo arrivò in epoca molto successiva: secondo Fenestella, storico latino citato da Plinio[4], ancora durante il regno di Tarquinio Prisco (616 - 579 a.C.) era totalmente sconosciuto.


Oggi il ramoscello d’ulivo è uno dei simboli più usati in araldica, ed è stato spesso assunto nello stemma delle nazioni che avevano stipulato una tregua o una pace. Anche nello stemma italiano è presente, insieme al rametto di quercia, e simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale.


Trattare a fondo l’importanza che l’Ulivo ricopre nella civiltà mediterranea richiederebbe ben più di queste poche sintetiche righe, ma spero che in questi tempi difficili, possiamo tutti –seppur per qualche momento- attingere al potere di questo simbolo per augurarci nuovamente di trovare pace, alleanza e concordia tra i popoli, ricordandoci sempre che sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono.


Articolo a cura di Alessandra Tamburello

9 Aprile 2022


Note: [1] Cfr. J.Brosse, Mitologia degli alberi, 1991 [2] G. Glotz, La civiltà Egea, 1925 [3] Erodoto, Storie, VIII, 55 [4] Plinio, Storia naturale, XV, 1 (nella trad. di A. Aragosti, vol III, tomo I)




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