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La Bella Lisa

Aggiornamento: gen 23

La storia di un amore impossibile, nato all’ombra del Castello, accanto alla Vasca Regina


Tanti aneddoti e tante leggende popolari si sono raccontate sul castello a mare della nostra città. Sono molte le fonti: se sono vere o immaginarie è solo un dettaglio. Tra queste storie, che usava raccontare un vecchio marinaio che abitò all’interno del borgo, a due passi dal castello, qualche secolo addietro, c’era quella della “bella Lisa”. Qui ci piace riportare fedelmente, per come tramandataci. Quel che tocca il cuore ancora oggi, è il sapere ch’è morta il giorno della vigilia delle sue nozze. Come tutte le favole che si rispettano, dovremmo iniziare con “C’era una volta...”, ma a noi piace pensare che quel che poteva esserci “una volta”, c’è tuttora nella nostra mente e nel nostro cuore.

Pertanto iniziamo così ...


Si racconta, che ai tempi dei cavalieri, delle nobildonne, dei principi e delle regine, nelle stanze del castello di Castellammare, come pure nel baglio attraverso il quale vi si accedeva, era un pullulare di carri e carrozze, operai e blasonati. Voci, vocii, canti e richiami di ogni tipo; tutto questo accompagnava quotidianamente la vita del borgo, come se tutto questo rappresentasse la vera vita, desse il giusto potere e accrescesse l’importanza del piccolo borgo.

Nella fortezza merlata, viveva un nobile barone, con la sua famiglia, i cortigiani, nonché tutta la servitù e la manovalanza varia. Il nobiluomo aveva un’unica figlia, dai capelli lunghi e biondi dorati. Si chiamava Lisa, ma nessuno seppe mai ben dire s’era il suo vero nome oppure no. Di certo sappiamo che da tutti era chiamata semplicemente “bella Lisa”.


Essendo figlia unica, era vezzeggiata, amata e coccolata non solo dalla sua famiglia, ma anche dalla corte e dalla servitù tutta. Di fatto era la “principessina” di tutti. Era amata tantissimo per i suoi modi delicati, gentili e genuini. Il suo portamento e o suoi sorrisi erano sempre di una spontaneità disarmante. Tutti gli abitanti, dentro e fuori il castello, impazzivano di piacere solo a vederla. Aveva per tutti una facile carezza e non faceva alcuna differenza nel giocare con questo o quello bambino. Si racconta perciò, che tutti si adoperavano per renderla felice, accontentandola, ognuno come poteva, in ogni suo capriccio, in ogni sua richiesta, in ogni suo desiderio. Il barone padre, spesso fuori per affari e comunque molto impegnato nella gestione dei feudi di proprietà, per esempio, pendeva dalle sue labbra. La riempiva di attenzioni in ogni occasione e cercava di accontentarla in qualsiasi cosa. Nonostante il rango non lesinava tempo, carezze e baci alla sua bambina.


Si dice, infatti, che le fece persino costruire una piscina proprio ai piedi del castello, ed era quanto dire per quei tempi. Fece scavare nel tufo a fior d’acqua, a due passi tra il mare e il castello, una grande vasca in cui il flusso e il deflusso dell’acqua fosse costante, cristallino e fresco. La bella Lisa vi si poteva immergeva per lungo tempo, godendo della frescura naturale e massaggiandosi con le leggere risacche. A noi piace immaginarla mentre giocava insieme ad altre fanciulle e fanciulli del borgo marinaro e, come fanno tutti i bambini, divertirsi con i giochi d’acqua, con strilli e vocii di fresca e giovane allegria.


La principessa cresceva in bellezza e in salute: sembrava quasi custodita dentro uno scrigno magico, all’interno del quale il tempo si era arreso nei suoi confronti. Il rango cui apparteneva, tuttavia, imponeva delle condotte e delle regole, e a queste bisognava obbedire. Si alternavano le stagioni e si inseguivano mesi su mesi, giorni su giorni. Inesorabilmente era arrivato, infatti, il tempo in cui era conveniente che la “bella Lisa” prendesse marito: un cavaliere, un nobile almeno pari, un gentiluomo di rango sarebbe stato il suo sposo.

Fu così che il barone padre scese a patti, diede la sua parola e promise la “bella Lisa” ad un ricco e nobile cavaliere. Poi diede ordine ai suoi più intimi servitori, perché si adoperassero nel preparare una adeguata cerimonia di fidanzamento, degna di un avvenimento importante, da rimanere indelebile nella memoria di tutti. Il futuro sposo era un uomo di grande prestigio, abile nelle armi e nel potere, proprietario di vasti feudi. Era anche una ghiotta opportunità per il barone, cosicché avrebbe potuto sistemare con il matrimonio la figliola, la famiglia, i propri interessi e accrescere il proprio prestigio.

La fanciulla aveva appena compiuto 15 anni; il futuro sposo un po’ più vecchio poiché di anni ne aveva più di 50 ed era anche vedovo.


Ma come nelle fiabe, la principessina Lisa nascondeva in fondo al suo cuore un amore tenero e sincero, a nessuno mai rivelato, sbocciato fin dall’età dei giochi, tra la frescura della vasca regina e l’insistente sole che pian piano anneriva la sua pelle lattea. Il suo cuore era pervaso e invaso dal giovane “marinareddu”. Da anni si volevano bene e tra di loro era nato un affetto viscerale, quasi innaturale. Nessuno dei due sapeva che il loro si chiamava amore. Noi li immaginiamo mentre giocosamente si immergevano nell’acqua tra gli scogli poco emersi, ai piedi del castello, nella vasca regina, così com’era da tutto il borgo chiamata, tra allegri vocii e canti melodiosi. Erano da sempre stati innocenti sguardi, mani giocose che si sfioravano per caso. Lei lo guardava smarrita mentre si immergeva per lei. Il suo cuore palpitava quando spariva alla vista tra le fresche acque, per poi esultare allorché riemergeva. Ogni volta risaliva con tra le mani le conchiglie più belle, frutti di mare e stelle marine cui farle dono, come pegno d’amore. Per la principessa Lisa, persino una conchiglia rotta era un gioiello prezioso, perché veniva dal mare e dalle mani del suo “marinareddu”.

Era tanto povero. Sebbene giovanissimo, faceva il mozzo nelle barche da pesca. Per la sua agilità era unico a poter disincagliare le ancore, o per tirare le reti di pesca ammagliate negli spigoli irti degli scogli, o per tirare in barca le pesanti corde delle vele, o per vogare, senza sosta, per ore ed ore.

La sua mente era semplice, il suo cuore era puro: la sola visione della bella Lisa lo ripagava di tanta stanchezza da marinaio. Poter stare li a guardarla per ore e ore, un motivo di vita, la massima aspirazione giornaliera, una paga da ricchi a cui non sapeva rinunciare.


Ma come in tutte le storie, tra amori, principi e cavalieri, si intromise una sorte amara. Quell’amore semplice e felice, fatto di sguardi, risa, canti e felicità, non era più lecito che durasse. Fu così che il barone irruppe in questa storia col suo volere, duro ed estremo, colpendo al cuore la semplicità. Scoperto l’intrigo amoroso, alla bella Lisa fu impedito persino di avvicinarsi al marinareddu. In un sol colpo, nessun gioco, nessun contatto, nessuno sguardo tenero e gioioso. La vasca regina resto vuota e senza vita: nessuno vi si bagnò più da qual giorno.

Ora, i due innamorati potevano guardarsi solo da lontano, affidando agli sguardi confusi tutti i messaggi del cuore. Al suono dolce della brogna, la bella Lisa -di nascosto- si affacciava dal balconcino del castello, guardando in lontananza “lu marinareddu”. Nonostante la distanza però, ne sentiva persino l’odore. Quale segnale d’amore la fanciulla, alla sua vista, si scioglieva i lunghi capelli dorati e li esponeva al tiepido vento di mare, come una bandiera. Lui rispondeva con suoni della brogna, fino al suo ultimo fiato, fino a penetrare nella mente di lei. Dalla sua barchetta continuava a guardarla e cantava per lei struggenti canzoni d’amore.


Quel suono giungeva triste e melanconico in tutto il borgo, e non c’era più alcuno, né all’interno del castello, né fuori, che per questo non fosse rattristato.

La principessa compì 16 anni ed era arrivato il momento del matrimonio. Il barone preparò i festeggiamenti e l’intera corte si misi in movimento a tal fine. Fu preparata una lunga lista d’invitati: nobili cavalieri di Spagna, viceré di Sicilia, duchi, marchesi e nobili di ogni rango. Fu cacciata la migliore selvaggina, fu pescato il miglior pesce e selezionate le migliori botti. Il borgo fu ricoperto dei più profumati fiori e una dolce musica di archi e tamburi riempì il tempo prima delle nozze. I banchetti si protrassero per tre giorni, tutti sontuosi, abbondanti e di gran classe. Per giorni furono organizzati spettacoli e giochi di ogni tipo: corse di cavalli, tornei di caccia ed equestri, gare di vascelli a mare e giochi d’artificio. Il baglio del castello su adornato a festa, da un lato all’altro fini sottili reggevano strisce di carta colorata e panierini variopinti. Ogni spazio si riempì di carrozze dorate e cavalli finemente bardati. Era tutto un brulichio di persone, un va e vieni di nobili con abiti meravigliosi e stuoli di servitù ossequianti. Anche la gente comune del borgo fece del suo meglio: il fabbro riparò quel pezzo di ringhiera divelta da un calcio di cavallo, il maestro d’ascia sistemo la porta del castello un po' cigolante e tutti si diedero un bel da fare per partecipare alla gran festa. Vennero addobbati muli e carretti, con pennacchi, campanelle e strisce colorate. Era inconfondibile il suono dei ferri nuovi dei cavalli sul basolato del borgo. Ogni stanza fu colma di suoni di cembali, tamburi e chitarre. Fuori, file di barchette a mare facevano da corona al castello e ripetuti suoni di brogna e canti di ciurma in festa, arrivavano in tutto il borgo. Le contrade si svuotavano e mai tanta gente si era vista in centro. Persino i magazzini, fuori le mura del castello, sono stati adibiti per alloggiare gente venuta da ogni dove per la festa.


Alla fanciulla fu confezionato un abito da sposa di gran seta, ricamato con fil d’oro e impreziosito con perle e pietre rare: una vera meraviglia. Per cucirlo, si racconta, che le sarte del barone impiegarono più di due anni.

La bella Lisa si era lasciata coinvolgere nell’avvenimento. Tra sfarzi e ricchezze si era ubriacata. Ma l’idea di poter riabbracciare il suo giovane “marinareddu”, almeno per un minuto, almeno per l’ultima volta, era sempre presente in lei. Non si rendeva conto di come avrebbe potuto dimenticare il suo sogno d’amore e sposare quel vecchio signore. Immaginava, infatti, il suo sposo giovane, bellissimo, con il viso solcato dal sole, con la pelle salata di mare. Lei sapeva che sarebbe arrivato dal mare, senza cavalli e carrozze, su una piccola barchetta a vela. Lui l’avrebbe attesa a lungo, fino al tramonto dell’ultima ora, accanto alla vasca regina. L’avrebbe accompagnata con lo sguardo mentre scendeva la scala fitta e ripida del castello. L’avrebbe seguita con lo sguardo in modo da non perdersi alcun attimo, ogni mossa, ogni sguardo, scalino dopo scalino. Da li, in braccio, l’avrebbe poi lentamente adagiata a prua della sua barchetta, per poi iniziare a remare fino in capo alla porta del mare, fino a raggiungere un altro mondo, un’altra vita.


Il racconto ora si ferma. Trema la voce e si libera in pianto. E’ il giorno prima del matrimonio, la principessa giace esanime dentro la sua dorata prigione.

E’ morta.

Nel suo letto colmo merletti e di ricami a fiori, nella sua stanzetta colorata a festa, non passa più un alito di vento. Nessuno seppe mai il motivo della morte. Per tanti fu un lungo sonno inaspettato, un sonno dal quale un giorno o l’altro la bella Lisa si sveglierà, come per incantesimo. E’ lì, ugualmente bella, ora più che mai. Le sue guance sfiorate da un sorriso sereno, forse appena un po’ imbiancato. I lunghi capelli si adagiano morbidi fin sui suoi piccoli seni, appena accennati.

Il lungo silenzio si trasformò in nenia. Si sentiva ovunque un lungo lamento e voci confuse di padre e di madre. E fu disperazione, pianto e ancora disperazione e ancora pianto. Il vento impetuoso strappò dai muri le note di colore dei panareddi, non si udì più alcun suono, tacevano i tamburi e le chitarre. Un vecchio cembalo rotolò per qualche passo, ma non se ne sentì il suono. I nobili sconvolti, increduli, attoniti e inermi, con sguardi incerti come di chi, venuto per la gran festa, ora si predispone al funerale. Tre giorni durò la vista del dolore, tre giorni di pianto e di follia, tre giorni di profonda compassione chiusa nel grande salone del castello. Ora la bella Lisa era lì vestita da regina in festa, con l’abito nuziale tessuto in oro, con le pietre preziose, ormai tutto senza alcun valore, su di un letto tetro, quello della morte.

Tutti vegliarono e piansero, il giorno come la notte. Anche il vecchio cavaliere, promesso sposo, non si staccò da lei un sol minuto. Finché, ceduto alla follia di un’amore ormai vissuto, in groppa al suo cavallo nero volò via come il vento. Si racconta che finì i suoi giorni nel modo più atroce, solo, col suo cavallo, in un suo vecchio maniero, ai limiti del regno, corroso dal ricordo.

Si vuole pensare che la bella Lisa riposa nella chiesetta del castello, nella sua profonda e fresca cripta, insieme agli avi e nobili antenati. Dorme ed è ancora li, col suo vestito bianco, ricamato con fili d’oro e seta, con le sue scarpette d’oro. Solo il vuoto rimane dentro il borgo e nel castello, la tristezza ha chiuso il cuore della gente e nessuno sorride più.


Il vecchio marinaio racconta che tanti nel borgo hanno visto passare e ripassare ancora oggi una piccola barchetta a vela a largo del castello. Altri sono pronti a giurare di averla vista legata accanto alla vasca regina. C’è pure chi ha visto il “marinareddu” immobile ma pur sempre pronto per salpare. Suona e risuona la sua brogna, come richiamo alla sua amata, e non si cura che lei non si può più affacciare. Rimane vuoto il balconcino e i biondi capelli non si agitano più al vento fresco del mare. Tanta gente di mare lo riconosce e lo aspetta fin da quando compare all’orizzonte. Certe volte si intravede la sua vela lontana, tra il mare e il cielo. Spesso in marina si sentono gridare i vecchi pescatori: “è lui, è lui”.

E ancora nelle notti di primavera, mentre le lampare lentamente ondeggiano, nel silenzio piatto tra le stelle e la luna, un suono di brogna e un canto d’amore si sente arrivare da lontano. Siamo certi che quel suono e quel canto non si è mai arrestato, anche se secoli e secoli sono ormai passati.

Ed anche se molti di noi non la vedono, la bella Lisa è li sul balconcino che al suono della brogna scioglie le trecce dorate per il suo marinareddu innamorato.



Photo Credits Camillo Galante, per il photoblog Scala di Grigi



Versione ampliata e riveduta da Nicola Tamburello

da una bozza di Nunzio Montagna


Articolo del 02\12\2019;


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