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La scherma siciliana di cento anni fa.

Aggiornamento: gen 23

Cento anni fa, precisamente il 5 dicembre del 1919, moriva il grande maestro di scherma, di fama internazionale, il castellammarese Leonardo Omodei, nome d'arte “Calandra”, discendente degli Omodei baroni di Reda e degli ultimi titolari del feudo baronale di Scopello. Così un articolo di stampa dell'epoca definiva l'arte schermistica di Leonardo Omodei:


“ Non v'è spada che sta diritta quanto quella del “Calandra”, egli è uno dei pochi schermitori italiani che sappiano scendere in guardia con una precisione ed una plasticità estetica meravigliosa”.


Cento anni o un giorno, contano poco nella memoria storica e collettiva se si perpetua il ricordo di Leonardo Omodei e di tutto quel mondo schermistico siciliano, che vide negli anni della Bella Epoque primeggiare le scuole di scherma siciliane e i loro maestri, a livello internazionale. Tutta una serie di grandi maestri che abbiamo l'obbligo di ricordare oltre a Leonardo Omodei: i baroni trapanesi Turillo di San Malato, detto anche “il castigo di Dio”; il figlio di questi Athos di San Malato Staiti, detto “lu rumpi testi”, che supererà la fama del padre; il catanese Agesilao Greco, grande amico di Omodei, e considerato in quegli anni, non a torto, il più grande schermitore del mondo.



Epiche le sfide di quegli anni, come la sfida a Torino nel 1911 tra Omodei e il belga Cyrille Verbrugge, già medaglia d'oro olimpica. Quelle al teatro Politeama di Palermo tra Omodei e Luigi Colombetti nel 1915, e quella ancora più suggestiva sempre al Politeama, tra Omodei e il campione del mondo Agesilao Greco, in un teatro pieno sino all'inverosimile, con un tifo che oggi potremmo definire da stadio, sfida che sul palco del teatro, alla fine vide primeggiare, sia pur di poco, Leonardo Omodei.

E infine l'epico duello svoltasi a Parigi nel 1904, tra il trapanese Athos di San Malato Staiti e il livornese Edoardo Pini detto “il Diavolo Nero”, sfida definita all'epoca “La Sfida del Secolo”, duello interminabile durato più di due ore e mezza e conclusosi alla fine in sostanziale parità con i due contendenti entrambi feriti.


Oltre le gesta epiche di questi grandi maestri di scherma rimane, ed è giusto ricordare, il loro grande spirito cavalleresco, e il rispetto e la stima reciproci, testimoniati dalle stesse foto dell'epoca nelle quali essi sono fotografati insieme. E' altresì giusto ricordare le dediche che scrivono per i loro avversari, in quanto sono uno spaccato di un mondo che non esiste più, di un mondo cavalleresco se pur cruento, un mondo ancora erede delle gesta dei cavalieri medioevali.




Articolo a cura di Francesco Bianco


Articolo del 05\12\2019;


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