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Pupi cu l'Ova - Pupi con l'uovo (con ricetta)

Aggiornato il: gen 23


Questo dolce tipico viene indicato con il termine Cuddura, che deriva dal greco antico koλλùca (kollyra), cioè pagnotta. In origine, infatti, veniva fatto semplicemente con la pasta di pane. Si arricchì in seguito, finendo per diventare la base di una pasta frolla. La cuddura è, quindi, la forma base, da cui sono derivate tutte le varianti sia di forma che ortografiche.

Ad Adrano (CT) li chiamano Ciciuli. In alcune zone del trapanese “Campanari di pasqua” e ancora in altre zone: Palummeddi, Vaccaredda cu l’ova, Cannateddi di Pasqua, Panareddi, U ciciliu. Aceddu cu l’ovu, oppure Colombine (nel catanese). Inoltre, Cuddura cull’ova, Panarina e cudduredda nella Sicilia sud orientale.


STORIA E CURIOSITA’

In Sicilia ormai è invalso l’uso, molto comodo e meno laborioso, di regalare per Pasqua le uova di cioccolato. Fino a un trentennio fa, tuttavia, era usanza che la tavola pasquale, specialmente per i più piccoli, accogliesse le uova sode colorate e decorate.

Questo succedeva nelle peggiori delle ipotesi, cioè quando mancava il tempo materiale per preparare i “Pupi cu l’Ova”.


Nel periodo di Quaresima, era diffusa l’osservanza di una rigida astinenza dal cibo ricco (a quei tempi: carne e uova). Le uova in casa, quindi, abbondavano e potevano così essere regalate per i giorni di Pasqua, arricchite da decorazioni e dediche. Addirittura nel ‘700 erano a volte impreziosite da minerali e gemme. Per la domenica di Pasqua, perciò, si dava libero sfogo al piacere del cibo e quindi alle ricette più grasse.


È verosimile che il termine “pupi” derivi dal fatto che le realizzazioni assumevano le forme di uomini e donne, specialmente nel palermitano. In linea di massima, le forme erano le più varie: ora di panierino, ora di colomba, oppure di campana o di agnellino.

Si presentavano come semplici cestini di pasta frolla, artisticamente lavorata con motivi floreali e trecce, tali da far apparire esuberante un dolce umile e campagnolo, estremamente povero, privo di mandorle, di pistacchi, di canditi e creme.

Ma se questo dolce è povero di ingredienti, non lo è certo dal punto di vista simbolico.

Dai primi albori della civiltà, si è sempre considerato l’uovo come qualcosa che unisse il mondo terreno con quello spirituale celeste, rifacendosi al concetto di “creazione” della vita, di fertilità. Gli Egizi ritenevano che l’uovo fosse l’unico simbolo che potesse mettere in collegamento i quattro elementi dell’universo: terra, acqua, aria e fuoco. Nella cosmogonia fenicia era l’uovo alla base della vita sulla terra.

Gli antichi Romani usavano interrare un uovo dipinto di rosso, durante la coltivazione dei terreni per propiziarne la fertilità.

Con l’avvento del Cristianesimo, l’uovo ha quindi simboleggiato la Pasqua. Infatti, come il sepolcro anche l’uovo racchiude una nuova vita e una reale possibilità di rinascita, dopo la morte, ad una vita ultraterrena.

Tradizionalmente l’uovo è sempre stato simbolo di nascita e rinascita. In particolare in primavera, in quel periodo dell’anno in cui la natura rifiorisce dopo il lungo e sterile inverno ed in cui la terra ha custodito il seme, di cui l’uovo è simbolo. La Pasqua non a caso si celebra in questo periodo dell’anno.


Ecco, nel loro piccolo, i Pupi cu l’Ova preparati nei giorni pasquali, volevano celebrare quel lungo ciclo dell’eterna rinascita. E poiché sono dolci veramente poveri, spesso erano spacciati per “uova di pasqua”.

Quindi, a dispetto del più comodo regalo del solito Uovo di Pasqua, i siciliani ancora oggi sono molto legati alle antiche tradizioni ecco perché i Pupi cu l’Ova fanno parte ancora di una consuetudine diffusa in tantissime famiglie e non solo dell’entroterra.

Una particolarità su cui spesso si sorvola è che il più delle volte il prodotto era confezionato specificatamente per una determinata persona, verso la quale si nutriva dell’affetto. Ciò traspariva dal soggetto rappresentato. Per i bambini le pupe, per la mamma un cesto pieno e ricco, un cuore per l’innamorato/a. Ed anche il colore dell’uovo, sempre centrale, era finalizzato (celeste per il bambino, rosa per la bambina, rosso per l’amore, ecc.). Il dolce, quindi, rappresenta un mezzo per affermare legami, per raccontare i rapporti sociali tra familiari, amici e parenti.



RICETTA

Ingredienti:

1 chilo di farina 00

250 grammi di strutto

300 grammi di zucchero

1 bustina di lievito per dolci

Latte tiepido q.b. per amalgamare l’impasto

Essenza alla vaniglia

Scorza di limone e di arancia

un pizzico di ammoniaca per dolci (facoltativo)


In alcune parti della Sicilia, inoltre, l’impasto comprende anche le uova (un tuorlo ogni chilo di farina). Il latte si può sostituire con succo di arancia e a posto dello strutto si può usare il burro oppure la margarina.


Lavorare il tutto fino a formare una palla di frolla. Lasciare riposare per qualche ora, poi fare le forme desiderate includendo le uova sode.

Spennellarle con rossi di uovo e latte. In alcune provincie si ricoprono di glassa dopo la cottura e le codette colorate. Infornare a 180 gradi fino a doratura. Si possono conservare non oltre un mese.


In alcuni paesi della Sicilia la spennellatura avviene con la “lustrata”, cioè con l’albume delle uova mischiato a zucchero a velo e succo di limone e infine ricoperta di “diavolicchi” (confettini di zucchero colorati).


La Regione Siciliana ha inserito i Pupi cu l’Ova nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali d’Italia. 


Articolo a cura di Nicolò Tamburello


Articolo del 08\04\2020;


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