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Storie di donne castellammaresi: A Za' Jaca la Ciuredda

Aggiornato il: gen 23

Giacoma Fiorello


Così per tutti a Castellammare e soprattutto nel quartiere Petrazzi, quartiere di contadini e disalora, era conosciuta Giacoma Fiorello, di Vito e Maria Palazzolo, nata a Castellammare del Golfo il 7 gennaio 1888. Da sempre residente a Castellammare, ebbe tre figli maschi: Pietro, Giuseppe e Vito dal primo marito Salvatore Sclafani, morto nel

1925.


Nel 1921, periodo nel quale l'amministrazione comunale era socialista, a “Za' Jaca“, da sempre fervente socialista, si dimostrò convinta fiancheggiatrice dell'amministrazione, partecipando a comizi e dimostrazioni” (come da rapporto dell'epoca dei carabinieri). L'arrivo del podestà non la intimorirà di certo, anzi la renderà ancora più agguerrita.


Dal quartiere Petrazzi, dove viveva, lanciava continue provocazioni e sfide.

Nell'aprile del 1932 si poneva alla testa di un movimento di carrettieri, per protestare contro l'applicazione della tassa sui veicoli. Nel giugno del 1934 capeggiava un gruppo di donne che protestavano contro l'aumento delle tasse sulla casa, sul macinato e sui veicoli con animali; in quel contesto durante una manifestazione davanti al palazzo comunale lei ed altre donne si scontrano fisicamente, brandendo bastoni di legno, con le forze dell'ordine, che erano a difesa di Palazzo Crociferi.

Nell'agosto successivo, organizzò riunioni di donne e “incitò a dimostrazioni di protesta contro il podestà, sebbene la sua condotta (scrive il questore) non abbia dato luogo a specifici rilievi, con il suo comportamento politico, è da ritenersi che mostra sentimenti ostili al Regime”.


Arrestata il 14 novembre del 1934, veniva mandata dalla Commissione Provinciale di Trapani, con ordinanza del 7 dicembre 1934, al confino per un anno ad Arbore, in provincia di Reggio

Calabria (b. 416. cc. 43, 1934-1935; citazione della fonte dal web).

Quando viene assegnata al confino è già vedova e con tre figli maschi piccoli, che verranno affidati separatamente a diversi parenti e adibiti a lavori nei campi o nella pastorizia.

Durante il periodo del confino fu assegnata come donna di servizio, alla casa e alla famiglia del locale maresciallo dei carabinieri, dove sarà peraltro, trattata con il massimo rispetto.

Sarà liberata il 15 novembre del 1935 per fine periodo e così potrà ritornare nella sua

Castellammare e dai suoi figli.


Finito il fascismo, nel dopoguerra continuerà il suo impegno sociale, soprattutto in difese dei diritti degli abitanti del suo quartiere, il quartiere Petrazzi. Famosa fu la sua campagna, con manifestazioni pubbliche, per ottenere le fontanelle dell'acqua nel suo quartiere dei Petrazzi; ci riuscì nel 1954, nel periodo della sindacatura di Erasmo Pennolino e grazie all'interessamento del Vice Sindaco Saverio Mazzara.


A “Za' Jaca”, morirà a Castellammare il 18 agosto del 1961, all'età di

settantatre anni.


Certe donne, certe vite, lasciano un segno profondo nelle comunità o all'interno di certi quartieri. Di Lei, della “Zà Jaca” a quasi sessant'anni dalla sua morte, c'è ancora chi ricorda la stazza imponente e maestosa, il piglio quasi arrogante...ma arrogante contro i prepotenti.

La “Zà Jaca”...quella che guidava il suo quartiere...i Petrazzi. La carità che faceva ai poveri, che non potevano neanche comprare un poco di verdura, attraverso il suo esercizio di alimentari all'angolo della via Cavour, era nota a tutti.

Ancora c'è chi si ricorda, o gli e stato tramandato, le bastonate agli “sbirri” nelle pubbliche manifestazioni durante il fascismo...o le bastonate a qualche marito manesco che non rispettava la propria moglie, e i pizzicotti sulle guance, affettuosi, ai monelli del quartiere, ma che facevano tanto male.


Lì ai Petrazzi, tra le stradine e le ombre della sera, c'è chi giura di sentirla ancora...di intravedere lo svolazzare del suo lungo scialle nero.


Tratto dal saggio storico di Francesco Bianco -

“Surci e Cutrara – Ieri e oggi”, pubblicato nel maggio del 2020 per il tramite di GEDI Gruppo Editoriale S. p. A.




Articolo del 07\12\2020;

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